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Difendersi dalla coercizione psicologica si può e si deve

Non sempre la violenza sessuale si manifesta attraverso un’aggressione fisica. A volte, può assumere forme più subdole, come la coercizione psicologica. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5688/2025, ha stabilito che l’induzione a compiere atti sessuali contro la propria volontà, anche senza contatto fisico, costituisce reato.

Cosa fare se si è vittime di una coercizione simile?

Il caso in esame riguardava un uomo condannato per aver costretto una donna a riprendersi in un video di autoerotismo e inviarglielo. La difesa sosteneva che, non essendoci stato contatto fisico né immediatezza tra la richiesta e l’azione della vittima, non si potesse configurare il reato di violenza sessuale. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato questa tesi, affermando che il concetto di “immediatezza” non implica necessariamente la contestualità temporale. Anche un’azione differita nel tempo può essere il risultato di una coercizione psicologica e quindi rientrare nella fattispecie di violenza sessuale.

Riconoscere il problema: se qualcuno ti spinge, con minacce o pressioni psicologiche, a compiere atti sessuali che non desideri, si tratta di una violenza.

Difendersi dalla coercizione psicologica si può e si deve

Raccogliere prove: conservare messaggi, email e qualsiasi altra comunicazione può essere fondamentale per dimostrare la coercizione.

Chiedere aiuto: un avvocato esperto può consigliarti sulla strada migliore da seguire.

Denunciare alle autorità: puoi rivolgerti a polizia, carabinieri o un’associazione di supporto per le vittime.

Non avere paura: la legge tutela le vittime e chiunque si trovi in situazioni simili può ottenere giustizia.

Risarcitop ti aiuta a far valere i tuoi diritti. Se hai subito un abuso, contattaci per ricevere supporto e assistenza legale immediata.